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Piccole storie dei felici
Il 6 febbraio –è il giorno di memoria di Santa Beata Ksenia di Pietroburgo

Tutti i santi, che assumono l’atto eroico di stoltezza in Cristo, spesso ancora durante la loro vita terrena erano venerati dal popolo, e dopo la morte la loro venerazione solo si aumentava. Fosse a causa di loro vicinanza alla gente. Ksenia di Pietroburgo è la santa, che è famosa non solo per gli ortodossi. Da lei occorrono in diversi posti del mondo, e Signore Dio, attraverso le icone di santa e l’olio, consacrato sulla sua tomba, con le preghiere fa i miracoli e le guarigioni. Con il nome di santa Ksenia è legato anche il nostro monastero. La prima capella in onore della beata Ksenia si trova nell istituto №3 per gli anziani e gli invalidi, dove già più di vent’anni fanno il loro servizio molti laici della comunità di sorelle e fratelli di misericordia.

E adesso, alla vigilia della festa, ho chiesto a qualche nostre sorelle e ai nostri fratelli di ricordare qualcosa di bello, sorprendente, quello che è successo con loro nel istituto per gli adulti.

Felici

La mia prima visita nel istituto per gli adulti era il giorno della festa patronale — 6 febbraio. E il primo incontro con l’istituto e in qualche senso con il monastero è successo circa due anni prima di questo evento tramite il libro «Altra terra», che racconta del istituto e della gente meravigliosa, che vive lì. Ho letto il libro in due ore e questo tempo era l’immersione nella vita e servizio del monastero. Sarò sincera, non senza l’invidia ho pensato: «Felici».

I miracoli sono successi anche con me. Per qualcuno puo sembrare una cosa quotidiana, ma per me era molto importante e meraviglioso. Si è avvicinato da me un paziente, mi ha abbracciato (loro sono molto aperti e pietosi, hanno i cuori puri e premurosi) e ha cominciato a chiedere delle cose che non poteva sapere: di nonna mancata, la tristezza per lei vive in profondità dell’anima, della casa tempo fa bruciata, dello zio che si ubriaca. Io credevo ad ogni sua parola, detta a me. Mi stupivo, ma nello stesso tempo tutto era semplice e naturale. E molto consolante.

Africa

Viveva nel istituto arciprete Nicolaj. Quando lui aveva ancora le forze, indossava il talare, leggeva le intenzioni e aiutava in chiesa. Tutti venivano da lui per ricevere la benedizione, e lui volentieri benediva. Ma alle sorelle di misericordia, gemelle Olga ed Elena rifiutava. Quando padre Nicolaj era ormai troppo malato e indebolito, molte sorelle venivano a trovarlo, gli portavano da mangiare, anche se padre non aveva bisogno, ma per la ubbidienza mangiava. Sono venute da lui anche le sorelle gemelle. In quel periodo loro si laureavano e gli hanno proposto di andare in Africa a lavorare. Questa novità loro tenevano in segreto, avendo paura delle chiacchiere e delle persuasioni.

Padre Nicolaj stava mangiando e come vecchietto qualcosa balbettava. E ad un tratto le sorelle hanno capito le parole molto chiare: «Africa…, no.., non c’è bisogno di andare in Africa…»

Tolleranza

Una sorella laica voleva molto sposarsi. Sapendo, che Santa Ksenia aiuta negli affari familiari, ha cominciato frequentare le celebrazioni liturgiche in istituto e pregare per il suo matrimonio. E la sua preghiera, probabilmente, era un urlo verso Dio. Ed ecco, una volta lei era in chiesa prima della Liturgia, si avvicina un paziente e gli dice: «Ti sposi molto presto».

Sorella gli ha guardato meravigliata, essendo piena di gioia. E lui continua, mostrando la cravatta: «E lo sposo — …sarò io».

I regali di Santa Ksenia

C’èra un’altra storia. C’è una sorella di misericordia, che visita l’istituto, che si chiama Ksenia. Abitanti dell’istituto chiedono sempre di portargli lo zucchero, il tè, i dolci, le cose per disegnare e per scrivere. E lei spesso gli portava tutto necessario. E loro raccontavano ad altre sorelle, che «Ksenia ha portato le matite, la carta, i dolci. Lei porta tutto, quello che chiediamo da lei». Lungo periodo tutti pensavano, e anche pensano adesso, che proprio Santa Ksenia viene a trovare questi adulti bambini. Però, come dice la sorella, è proprio così, perché quasì sempre, quando abitanti dell’istituto chiedono qualcosa, lei miracolosamente riceve o i soldi, oppure quello che è bisogno.

Il cielo chiaro

Alcune sorelle raccontano, che grazie alle preghiere dei pazienti di quella struttura ospitaliera si cambia anche tempo meteorologico. Aleksey, che ama cosi fortemente Katia, soffriva molto e pregava forte, perché a causa del freddo non gli permettevano uscire dai reparti. Loro non si incontravano più, e la separazione era insopportabile. E ad un tratto il tempo si cambia, il freddo va via, e appaiono i primi fiori nelle aiuole del monastero.

Mi ricordo un piccolo episodio, quando all’inizio della primavera dopo la Liturgia in monastero, noi, che eravamo gia stancati dell’inverno fosco, accompagnavamo i ragazzi all istituto. Nevicava e la neve si scioglieva, sotto i piedi erano le pozzanghere. Io con agitazione ho chiesto «ai ragazzi del istituto» di pregare, che esce finalmente il sole. E chi potra immaginare — fra mezz’ora dalle nuvole abbiamo visto il cielo chiaro ed azzuro ed il sole primaverile.

«Non ti diamo a nessuno!»

Nina: «Una volta arrivo al istituto tutta tormentata, dentro mi pesa la tristezza. Si celebra l’acatisto, cerco di pregare, e ad un tratto viene da me piccola Katia ed inizia ad abbracciarmi. Anch’io l’ho abbracciata, l’ho presa per la mano, e così eravamo insieme, cantavamo l’acatisto. E io sento così forte la tristezza! E ad un tratto Katia mi dice: “Noi non ti diamo a nessuno. Ti vogliamo molto bene!”»

Santo o peccatore

Noi viviamo insieme con una sorella, che va all’istituto per gli adulti. Una volta, dopo la visita dei suoi, lei racconta una storia, che una volta è diventata la testimone della discussione fra di loro.

Uno dice ad altro: «Ecco io bevo l’acqua santa, ricevo la comunione. Allora sono un santo». Il secondo cerca di convincerlo fortemente, che loro non possono essere i santi, che loro sono i peccatori. Ma era inutile: «santo» volgeva le spalle al «peccatore», non avendo la voglia di ascoltarlo. In questo momento una sorella in chiesa leggeva le preghiere e proprio in quel momento ha detto: «Signore, abbi pietà di noi, peccatori». Ed ecco il secondo alza la testa con gioia, spinge il primo e dice: «Vedi! I peccatori siamo comunque!»

Il miracolo semplice

Ci sono tante storie affascinanti. Penso che ciascuno, che almeno una volta è venuto in istituto, può raccontare qualcosa interessante e straordinario, che èsuccesso con lui. Ma in una cosa siamo d’accordi: non sono i pazienti che hanno bisogno di fratelli e sorelle, ma siamo noi che abbiamo bisogno di loro, per imparare la pazienza, la purezza del anima e l’amore. E che meraviglia, che esistiamo uno per l’altro!

06.02.2016

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