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«Essere cristiano — è ardimento»
Arciprete Andrey Lemeshenok

Quando tu sei sempre in stato della morte clinica, è molto difficile parlare della vera vita, che è la vita che vince. Ma bisogno parlare. E perciò voglio dire: non fidatevi a voi stessi, ai vostri sentimenti ed umori terreni, perchè tutto questo è una sciocchezza, tutto questo è temporaneo. Noi come se fosse siamo in un guscio. E la persona è chiusa in suo guscio — questa carne, questa terra, umane peccaminose necessità e relazioni. Certamente, siamo abituati a vivere in questo guscio, perchè sembra che si sta bene lì ed al caldo. E se il guscio si rompe, come vivremo allora? Ma noi dobbiamo uscire dal nostro guscio. Può essere, che su quella strada noi troveremo predatori, seduzioni e tentazioni. Ma c’è la speranza, che noi voleremo, che cresceranno le nostre ali, e noi riusciamo a decollare. E questa speranza deve dare le forze di vivere.

Davvero noi siamo d’accordi che saremo seppelliti e non rimanerà niente di noi? Davvero noi pensiamo che siamo i cadaveri? Signore invece dice che siami vivi. Cristo è risorto e Lui ci da questa vita, ma noi non la appreziamo, la perdiamo, non la teniamo cara. Certamente, non tutto è cosi semplice. Oggi l’uomo ha questo umore, questi pensieri.  Ma sdraiati, dormi un po — vediamo cosa sarà domani. Ti sei svegliato — e ci sono ormai altri umori, poi terzi. Tale instabilità, sbalzi, cambiamenti interiori si riflettono anche nella nostra vita esteriore. Ecco il Signore guarisce l’uomo dalla malattia. L’uomo è abituato costruire tutto come vuole lui, e Dio, forse, desidera qualcos’altro. Può darsi, Lui dice, che è ora di tornare a casa, cosa lamenti, cosa aggrappati qui, cosa vuoi? Eppure lì è meglio. Padre Nikolay Gurianov mi aveva detto tante volte: «Ma lì è meglio...» E noi non ci crediamo: e chi lo sa, come è lì? Qui c’è almeno qualcosa...

Più vicino sei al Signore, più dolore sentirai dentro. Ogni passo serio verso Dio spacca la persona in pezzi. Il Signore non vuole, che noi ci leghiamo al tempo, al posto, a qualche beni, Lui vuole, che noi fossimo liberi. Ma noi intendiamo tutto questo come qualcosa sgradito e addirittura tragico. Come è importante diventare umile, vedere la meta finale della nostra vita! E noi vogliamo adattare Dio per la nostra vita, addomesticarLo, che Lui ci serva. Siamo noi che dobbiamo capire Dio: perche è venuto sulla terra, cosa ha portato, a cosa serviva la Croce e la  morte sulla croce? Eppure si poteva vincere i farisei e scribi, sedersi sul trono di Gerusalemme e creare un stato giusto, dove tutti avevano tutto in abbondanza — tale, per modo di dire, «comunismo cristiano». Ma questo è impossibile sulla terra, con questo vecchio corpo, con questa carne e sangue, che non possono ereditare il Regno di Dio. Perciò noi sentiamo l’esaurimento e in questo c’è la benevolenza di Dio. Ma noi percepiamo tutto questo come qualcosa pauroso. E cambiare la nostra coscienza, la percezione di tutto ciò che accade con noi, noi non riusciamo. Perchè sulla terra ogni nascita sottindende anche il funerale. Si, nasce il bambino, ma fra qualche tempo sarà seppelito come malato e tanto sofferto vecchio e molto diverso da come era prima. Ecco, capite, come tutto non è semplice e come dobbiamo resistere in questo mondo! E qui c’è anche il diavolo che da i suoi consigli, si mette dentro, spinge...

Perciò il cristiano — è la massima creatività, è la arditezza. Non significa solo che io sono venuto in chiesa, ho fatto segno della croce, ho acceso la candela, ma si, dai, farò la comunione — ho aperto la bocca e vado in seguito. No! Ricevendo Cristo, noi riceviamo la morte del nostro vecchio uomo. Si può dire, che il Corpo e il Sangue di Cristo — è il veleno per il peccato, per il vecchio uomo, che muore in sofferenze. Ma questa è anche l'unica possibilità per la nascita del uomo nuovo, che vivra in eterno. Capire questo con le proprie forze è impossibile. E se tu di nuovo vieni legato alla terra, tu hai bisogno di questo, tu lo vuoi questo, tu vivi di questo, allora perdi, perchè questo di nuovo un’altro errore, un sotterfugio. E se tu cerchi di strapparsi via, se tu dici: «Ora basta! Mi fido di Dio e nessuno potra vacillare questa mia fiducia. Ed io non servo a nissuni signori e nissuni scopi», — questo è gia un passo verso la libertà In altre parole, controlatevi, se potete lasciare tutto, diventare poveri e dire: «Gloria a Dio per tutto!» Se potete, allora siete un po liberi. Ma se aggrappatevi a qualcosa: «E io c’elo una casetta in campagna, la macchinina, c’elo le comodità, c’elo buoni conoscenti, amici, passioni», — è tutto, siete nella gabbia.

Il Signore vuole dare la libertà, una grandissima libertà: «Seguimi». «Permettimi, di andare prima a seppellire il mio padre». — «Lascia che i morti seppelliscano i propri morti. Seguimi». — «O, ho bisogno, ho da fare». — «Seguimi». Ma noi ci affoghiamo su questa strada, come apostolo Pietro, perchè dubitiamo. Eppure Pietro stesso voleva caminare — cammina! Però lui ha cominciato guardare qua e là, ha visto delle onde gigantesche, che potevano affogarlo e ha cominciato ad affogarsi. Ma Signore è vicino. E Pietro si ricordò di questo. E se non avesse ricordato, allora sarebbe affogato. Cosi anche noi dobbiamo in ogni situazione ricordare, che Dio è vicino.

Si è distrutto tutto da noi. E forse non c’è bisogno di tutto questo, forse è una illusione, la strada sbagliata, forse dobbiamo andare in direzione diversa? Noi veniamo a confessarsi, come bambini, qualcosa inventiamo, diciamo. E bisogno dire che c’è l’anima e c’è l’eternità, e come è pauroso entrare in essa, come è pauroso uscire dal guscio. Come è pauroso accetare quello, che in mondo viene chiamato la croce, l’esecuzione vergognosa, accetare come un grandissimo dono, come amore. Vuoi amare? Soffri. Non vuoi soffrire? Allora che amore vuoi? Un d’accordo reciproco: tu mi dai — io ti do, io ti do soldini e tu mi dai il comfort ed agio. Non è amore. Amore — è quando la persona dimentica se stessa. E noi non ci dimentichiamo adesso se stessi. Dobbiamo ancora cosi tanto cambiare dentro di noi! E parlare di Ortodossia, di cristianesimo oggi è ancora presto: si può alzare una icona anche sopra la testa per onorarla, ma se ti pestano il piede, ti sputano — e il tuo amore sarà finito. Ma noi siamo venuti in Chiesa per curarsi. E noi abbiamo la medicina contro tutte le malattie. Se, per esempio, l’uomo è malato di oncologia, e lui crede e sa, che la Comunione viene data per la guarigione dell’anima e del corpo, allora lui deve fidarsi di Dio, che questa particola, questo Sangue può guarirlo, se Signore vuole. E cosi con qualsiasi malattia. Ecco io celebro l’acatisto a Madre di Dio «Panahranta» e lì si dice che l’acqua guarisce. E perchè noi non guariamo? Perchè non voliamo? Perchè voleremo in direzione sbagliata e cadremo. Ma «le nostre lacrime diventeranno la gioia».

Da ogni situazione quotidiana noi dobbiamo ricavare il nettare spirituale, spremere il succo spirituale. Mirate la vostra vita, analizzatela, pensate, cercate la volontà di Dio, perchè Dio è vicino, Lui sempre aiuterà l’uomo e, come al Pietro, porge la mano, malgrado il gorgo del peccato in quale possiamo cadere, basta che non disperiamo. Abbi la fede e sarai salvato!

27.10.2016

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